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Il mio tesssoro...

Spiace dirlo, ma il Patto del Nazareno è la vera cartina al tornasole della politica italiana oggi, il vero e unico laboratorio politico sotto i nostri occhi. E l’Italicum, ovviamente, è solo il ‘testo’ letterale dell’accordo. Il sottotesto, come scrivevo nei giorni scorsi, è ben più eccitante. Prova ne sia l’improvvisa evoluzione sul Jobs Act. L’unica ragione per cui c’è stato il clamoroso voltafaccia di Renzi ad Alfano sull’articolo 18, non è l’accoglimento dei rilievi della minoranza PD, ma la necessità di dare una botta forte e improvvisa (una specie di cartellino giallo) a NCD. Li ho visti ieri sera mentre uscivano da Palazzo Chigi. Sacconi e Di Girolamo sembravano cani bastonati. “Si tratta” dicevano. Ma Renzi li aveva scalciati, di brutto, e perché? Perché solo il giorno prima Berlusconi gli ha concesso l’ “annessione” (come dice, buon ultimo, Folli in un ‘pezzo’ su Repubblica mirabile) purché si chiudesse il conto con Alfano. Il quale, nel Partito della Nazione dovrà pur entrare, ma sotto l’egida berlusconiana, non ‘direttamente’. Insomma, le pecorelle smarrite del NCD devono tornare a casa. È la prova che il Patto del Nazareno elabora strategie politiche orientate a costruire un nuovo partito di destra-sinistra,. altro che legge elettorale. Con l’annessione, appunto di Berlusconi e il beneplacito, purtroppo, della quasi totalità del PD.

Prima di immaginare il PD che vorremmo, pensiamo un attimo a cos’è il PD oggi. La domanda, spaziale, perché la politica è spazio è: DOV’E’ il PD adesso? È al Nazareno? Forse. Alla Leopolda, può darsi. Nella ‘cucina’ segreta del Patto? Certo. Ma-anche a Palazzo Chigi, nella direzione in streaming, da Maria De Filippi, sulla tribuna dello Stadio di Firenze, al raduno scout. Oppure in un mega selfie di tutto ciò. Una molteplicità di pianeti, pianetini e satelliti che costituiscono la svaporata galassia dem, la quale perde sempre più consistenza solida e presenta ormai solo una specie di abbagliante fluidità mediatica. Spettrale, direi. Come direbbero i sociologi, flussi e non più luoghi effettivi. Bene, con QUESTO PD bisogna fare i conti per proporre qualcosa di diverso, con questa spettralità catodica. Non altro. Perché non c’è altro. Il Partito della Nazione non è nemmeno un contenitore, è piuttosto una nube inconsistente all’apparenza, ma abbarbicata come una cozza al potere, nel quale scova davvero l’unico senso possibile della propria esistenza. Vincere, insomma. Senza pietà. Il buco nero è proprio al centro della galassia e sta risucchiando tutto. Idee, passioni, animo. Il PD è un partito sempre più freddo, calcolatore, cinico, sprezzante, come il suo capo. Non bada più al bene comune, ma solo a disegnare la traiettoria più breve ed efficace possibile per cogliere il boccino del potere: “il mio tesssoro”, appunto. L’uso spregiudicato (non di servizio) della comunicazione è solo un aspetto della questione. Finalizzato a collocarsi in alto, senza che nessuno disturbi il manovratore. Così che il mare nostrum politico è quasi del tutto affollato da corsari pronti all’arrembaggio di ogni brigantino all’orizzonte, il colore politico è ormai solo una convenzione desueta, le passioni una insulsa zavorra (a parte quella per il potere), il cinismo una necessità strumentale sennò te se magnano per primi i colleghi di partito.

E allora ripeto, cos’è oggi il PD? Il PD è Renzi, null’altro. Dove sta lui c’è il PD: al Nazareno, nel Patto, alla Leopolda. A vedere la Fiorentina. A ballare il tip tap. È il suo corpo mediatico che assorbe tutto e dà senso al movimento dei cinici giovanotti attorno, veri cani da trifola, altrimenti perduti dinanzi al lupo della realtà come in una brutta favola. Senza Renzi casca tutto, minoranza PD compresa (purtroppo). La sinistra politica ha praticamente quasi venduto l’anima al diavolo. E ha costruito nel tempo, testardamente questo esito luttuoso, con lo sbriciolamento lento e inesorabile della sua cultura politica. Un auto da fé. Talvolta un’abiura. La domanda allora è: è riformabile tutto ciò? Oppure no, ed è tutto così “spugnosamente” assorbente? Hic Rhodus, hic salta direbbero gli antichi. Il modo con cui (spero consapevole) la minoranza PD ha accolto la giravolta renziana sull’articolo 18, senza pensare che Renzi aveva SOLO l’obiettivo di spezzare le reni ad Alfano su mandato di Berlusconi e null’altro, quale prova di fidatezza, la dice lunga sul grado di consapevolezza attorno alla vorticosa rivoluzione in corso. Una rivoluzione, sia detto, che non è idealistica, astratta, ma concreta e ben misurata, proporzionata e ‘cucita’ attorno alle esigenze dell’1% italiano: una classe dirigente pigra e sonnacchiosa, vile e assistita, ma che si eccita ancora molto all’idea di dare il colpo finale ai ‘comunisti’ e a chiunque si consideri tale con questa parola.

Ai piddini in buona, buonissima fede, che sono ancora molti (non moltissimi) e tra i quali ero io fino a pochi mesi fa, oggi dico: abitate una ‘scatola’ che si sta trasformando, che a dire il vero si sta ‘compiendo’, portando a esito destinale quanto era celato o meno nel progetto iniziale del PD, nel loft, nel partito all’americana, nelle primarie come DNA. E ciò grazie a un demiurgo luciferino come Renzi e al suo loffio, attuale sodale Berlusconi. Il discorso si era interrotto trent’anni fa, con Craxi. Ora ricomincia, perché Berlusconi torna nei ranghi garantito nelle sue proprietà, mentre sorge il suo nuovo garante politico. Intanto il sistema politico ha emarginato le opposizioni (o quel che ne resta), mostrandole fossili, antiche, novecentesche. Vecchi gufi insomma. E la classe dirigente, l’1% italiano oggi sembra avere in mano e ben saldo il manico, imponendo un ordine facile facile, senza partiti, magari senza sindacato, nel trionfo populistico né di destra né di sinistra, ma ferocemente centrista e terzista secondo uno schema di questi anni. E il bello è che tutto ciò avviene nel tripudio complessivo anche di chi sta peggio. Feroce paradosso di anni difficili, molto difficili, struggenti per chi ci ha creduto per decenni e per tutti gli ‘ultimi’ di questo dannato Paese. Ma così come non dimentichiamo, nemmeno finisce tutto qui, sappiatelo.

(Dedicato a Lucia Delgrosso )

Pubblicato il 14/11/2014 alle 13.29 nella rubrica Politica.

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